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Discorso del Console Generale d’Italia in occasione della Festa della Repubblica (Zurigo, 2 giugno 2026)

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Autorità, colleghi, Cari connazionali e amici dell’Italia, Signore e Signori

benvenuti alla celebrazione dell’80mo anniversario della Festa della Repubblica Italiana.

Il 2 giugno rappresenta uno dei momenti più alti della nostra storia nazionale. È il giorno in cui il popolo italiano, uscito dalle macerie della guerra e della dittatura, scelse la Repubblica, la democrazia, la libertà. Una scelta compiuta da una generazione che seppe ricostruire il Paese con coraggio, spirito di sacrificio, dignità e fiducia nel futuro.

Sono le stesse virtù che ritroviamo anche nella storia dell’emigrazione italiana in Svizzera, quella piu’ antica, ma anche quella dei nostri giorni.

Questa sera desidero rendere omaggio, innanzitutto, agli italiani della prima generazione. Donne e uomini che arrivarono in Svizzera negli anni del dopoguerra affrontando fatica, solitudine, diffidenza e lavori durissimi.

Con il loro impegno hanno contribuito in maniera fondamentale allo sviluppo economico e sociale di questo Paese.

Quegli italiani non hanno soltanto lavorato. Hanno costruito un ponte umano tra Italia e Svizzera. Hanno rafforzato i rapporti di amicizia tra i nostri due Paesi, contribuendo a trasformare una presenza migratoria – quelli che un tempo venivano definiti lavoratori stagionali o Gastarbeiter – in una comunità profondamente radicata, rispettata e integrata.

Nel frattempo, l’emigrazione italiana è profondamente cambiata, come è del resto profondamente cambiato il nostro Paese.

Sono cambiate le professioni, i percorsi di vita, il livello di istruzione, le opportunità.

Oggi arrivano in Svizzera ricercatori, studenti, imprenditori, professionisti, tecnici altamente qualificati. Arrivano giovani italiani che si confrontano con un mondo globale e competitivo, portando talento, creatività e capacità di innovazione.

E’ anche grazie al contributo della comunità italiana in Svizzera se l’interscambio commerciale fra i due Paesi ha raggiunto nel 2025 la cifra record di oltre 50 miliardi di Euro, con una crescita delle nostre esportazioni del 16,3% rispetto al 2024.

Ed è al riguardo significativo che a guidare le nostre esportazioni siano settori come i medicinali, i macchinari per la produzione, le bio-tecnologie ed i metalli preziosi, a riprova della forza del tessuto economico italiano anche in comparti diversi da quelli tradizionali come l’abbigliamento, l’alimentazione e l’arredamento.

La Comunità italiana residente nei 14 Cantoni di competenza del Consolato Generale di Zurigo, oltre che nel Liechtenstein è molto grande: abbiamo poco piu’ di 238.000 italiani iscritti in anagrafe.

Un numero impressionante, una città italiana di medie dimensioni. E dietro ogni pratica consolare, ogni passaporto, ogni Carta di Identità, ogni atto di stato civile, ogni richiesta di assistenza, vi sono persone, famiglie, problemi concreti, aspettative legittime.

Cerchiamo di svolgere questo lavoro con il massimo impegno e con spirito di servizio, anche se non sempre riusciamo a essere bravi e performanti come vorremmo.
La macchina amministrativa, come ogni opera umana, conosce limiti, difficoltà e talvolta ritardi.

Il nostro Consolato lavora in condizioni spesso difficili — con risorse umane limitate, con iter burocratici complessi, con il peso di normative che cambiano e di sistemi informatici che non sempre seguono il ritmo dei nostri impegni.
Ma posso assicurarvi che lavoriamo costantemente per garantire servizi consolari all’altezza delle esigenze di una collettività così importante e dinamica. E continueremo a farlo con determinazione, professionalità e senso delle istituzioni.

E mi preme ringraziare pubblicamente questa sera i miei collaboratori: la loro professionalità ed il loro impegno quotidiano sono il vero motore del Consolato Generale.

Consentitemi anche di ringraziare il Liceo Artistico italo-svizzero di Zurigo, il Preside Roland Ruess e la Vice Preside Cinzia Vezzoni per la gentile ospitalità che ci offre questa sera come ogni anno.

E un grande grazie va ai numerosi sponsor che hanno reso possibile la realizzazione di questa Festa ed a Luigia che ci farà gustare questa sera le sue prelibatezze.

Ed infine, voglio ringraziarvi. Tutti voi. Perché ogni giorno, con il vostro comportamento, con il vostro lavoro, con il vostro rispetto per le leggi di questo paese e con il vostro attaccamento alle tradizioni italiane, tenete alta l’immagine dell’Italia.
Non è un compito che vi è stato assegnato: lo fate naturalmente, semplicemente essendo chi siete, facendo bene il vostro lavoro con l’orgoglio discreto di essere italiani.
L’Italia nel mondo è grande anche grazie a voi. Alle vostre imprese, al vostro lavoro quotidiano, alle amicizie che avete costruito qui, ai ponti che avete gettato tra due culture che si stimano e si rispettano.

La Festa della Repubblica appartiene a tutti voi. A chi è arrivato ieri e a chi vive qui da sessant’anni. A chi parla ancora il dialetto del paese d’origine e a chi magari parla meglio il tedesco o lo svizzero tedesco dell’italiano. A chi mantiene vivo il legame con l’Italia ogni giorno e a chi lo riscopre magari soltanto in certe occasioni, come questa sera.

In questo giorno di festa, il mio augurio è semplice: che l’Italia continui a vivere in voi, nei vostri valori. Che il tricolore non sia solo un simbolo da appendere alle pareti, ma un ideale da portare nel cuore. E che questa comunità, la nostra comunità — così grande, così viva, così ricca di storia — continui a essere il miglior biglietto da visita che l’Italia possa avere nel cuore dell’Europa.

Viva la Repubblica!

Viva l’Italia!

Viva la comunità italiana in Svizzera!